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Blog aziendale

Questo è il blog aziendale della Your Future Consulting. Vi troverete articoli che parlano di web marketing, SEO, web design, grafica, usabilità e approfondimenti su tutto quello che ci interessa e ci appassiona durante il nostro lavoro.

Ubiqui, ma (non ancora) connessi

Le connessioni consapevoli sui social network sono l’unico modo per creare relazioni di qualità e valore e generare serendipity.

ubiqui ma (non ancora) connessi

Il traffico internet si sta spostando sempre di più sul mobile (categoria che comprende i dispositivi mobili con accesso alla Rete come smartphone e tablet). Questo dicono volta per volta le statistiche degli addetti ai lavori. E il web tradizionale, ha sentenziato qualche tempo fa la rivista Wired, è morto (o quasi), dissanguato dalle app per iPhone/iPad e Android e dai social network.

Questo significa che oggi è piuttosto naturale essere presenti su internet, anche in tempo reale, in qualsiasi posto ci si trovi. Ma essere presenti su internet, nonostante Facebook e Twitter, non sempre significa essere veramente connessi con altri esseri umani o con quello che ci interessa veramente. Spesso anche i social network diventano un’enorme cassa di risonanza per i nostri egoismi, narcisismi e solitudini esistenziali. Le condivisioni, cioè, non sono autentiche.

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Inserito il 29 Feb 2012 da Paolo, nelle categorie Internet, Social Network, User Experience,

Il bisogno fondamentale di condividere

Perchè la condivisione sui social network risponde a un nostro bisogno fondamentale.

Il bisogno fondamentale di condividere

L’invenzione dei social network, Facebook e Twitter in primis, è stata una vera e propria rivoluzione non soltanto per i professionisti di internet, ma per qualsiasi persona comune con un accesso alla rete (e oggi a livello comunitario si è orientati verso la garanzia dell’accesso alla rete per chiunque, con i diritti e i doveri che ne derivano).

Il successo clamoroso e per certi versi inaspettato dei social network ha dimostrato che il desiderio di creare connessioni con i propri simili, a dispetto delle apparenze, c’è sempre stato e quindi ha giustificato una risposta così forte da parte della gente.

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Inserito il 24 Dec 2011 da Paolo, nelle categorie Internet, Social Network, Facebook, Twitter, User Experience,

Il geo-tagging e il “push-marketing” localizzato

Come Foursquare e il geo-tagging hanno cambiato l’esperienza degli utenti mobile.

geo-tagging

La capillare diffusione degli smartphone da un lato e l’incredibile crescita dei social network dall’altro hanno fatto in modo che tra gli utenti crescesse l’esigenza di condividere con gli amici, tra le tante cose, anche la posizione geografica.

Questo spiega il successo, soprattutto come app per iPhone, di social network molto particolari come Foursquare, inizialmente guardati con molta diffidenza ma poi diventati molto di moda soprattutto nei paesi anglosassoni e tra i possessori dei “melafonini”.

Ciò che distingue, almeno inizialmente, Foursquare dagli altri social network è la possibilità di comunicare agli altri la propria posizione in tempo reale lasciando una sorta di bandierina virtuale (check-in) su una mappa, quindi geo-taggandosi, lasciando una traccia della propria presenza in un luogo preciso.

Apparentemente non si trattta di niente di più di un “gioco sociale”, dove si gareggia con altri utenti allo scopo di diventare “sindaci” di un luogo collezionando più check-in degli altri e guadagnando gadget o adesivi virtuali chiamati “badge”.

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Inserito il 30 Oct 2011 da Paolo, nelle categorie Internet, Marketing, Social Network, Facebook, Foursquare, User Experience, Web-Marketing,

I social media e il tramonto del marketing tradizionale

La rivoluzione dei social network e il tramonto del marketing tradizionale.

social media

L’invenzione dei social media, meglio conosciuti come social network, ha apportato incredibili cambiamenti non soltanto all’interno di internet e delle comunità del web, ma anche fuori, riscrivendo inaspettatamente alcune regole del marketing di stampo classico.

E’ stata l’esplosione esponenziale degli iscritti ai social network in tutto il mondo (e qui stiamo parlando soprattutto di Facebook e Twitter) che ha convinto non solo gli addetti ai lavori e i professionisti di internet ma anche molte aziende che non si trattava di un fenomeno passeggero (almeno per il momento gli iscritti continuano a crescere) e che quindi andava preso in seria considerazione e studiato.

Prima che internet assumesse un aspetto tipicamente “social”, guidata dalle innovazioni e dalle sperimentazioni delle grandi aziende americane della Silicon Valley come Google, le aziende erano abituate a pubblicizzare i loro prodotti su Internet sul loro sito, con i classici banner e al massimo con campagne pay x click sfruttando servizi come Google AdWords.

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Inserito il 30 Oct 2011 da Paolo, nelle categorie Internet, Marketing, User Experience, Web-Marketing,

Il marketing è consapevolezza

Il marketing non è solo ottimizzazione dei processi di vendita ma anche consapevolezza delle interazioni umane.

Il marketing è consapevolezza

Il più delle volte il marketing si configura come una disciplina economica che aiuta a ottimizzare i processi che portano alla vendita di un prodotto e al relativo guadagno da parte dell’imprenditore.

L’aspetto scientifico è sicuramente importante, ma l’errore più grande che si può fare è dimenticarsi che dietro a un prodotto e a un servizio ci sono sempre delle persone: i fornitori del servizio e i clienti finali che interagiscono tra loro in maniera complessa.

All’interno di un’azienda la sinergia tra i membri del team deve essere ben collaudata e deve funzionare. In parole povere, le persone che lavorano all’interno di un’azienda non solo devono lavorare bene individualmente, ma soprattutto devono lavorare bene in squadra, aumentando la loro efficienza e non ostacolandosi quando sono insieme. Inoltre devono essere formati adeguatamente per interagire nel modo migliore possibile col cliente.

Spesso si sottovaluta l’interazione col cliente, anche quando avviene telefonicamente, mentre si dovrebbe essere molto attenti al modo in cui si comunica. Soprattutto perché la qualità di un servizio o di un prodotto, spesso, passa in secondo piano rispetto al modo in cui il cliente percepisce quel servizio o prodotto e, di conseguenza, rispetto al modo in cui viene proposto.

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Inserito il 03 Aug 2011 da Paolo, nelle categorie Marketing, User Experience, Web-Marketing,

Internet fa male alla salute?

Secondo una ricerca della Columbia University di New York l’uso di internet altererebbe la memoria e la capacità di apprendimento.

Internet fa male?

Sono molte le ricerche che, in certo senso, con una lettura superficiale, sembrano demonizzare l’uso della Rete.

Ad esempio, da una ricerca pubblicata sulla rivista “Science” da Betsy Sparrow della Columbia University di New York emerge che l’uso di internet e del computer ha leggermente alterato la memoria e la capacità di apprendimento di chi usa abitualmente questi strumenti, per lavoro o per svago, soprattutto se lo fa quotidianamente.

Internet, argomenta la Sparrow, è divenuta la nostra «memoria transattiva», una «banca» che memorizza per noi informazioni che noi potremo ritrovare quando vogliamo senza prenderci la briga di memorizzarle nel nostro cervello. Quindi pare che il nostro cervello tenda a impigrirsi usando Google.

Non tutti gli scienziati, però, sono d’accordo. Una parziale riabilitazione dei motori di ricerca si ritrova in un lavoro di Gary Small dell’Università di Los Angeles secondo cui navigare su internet migliora le performance cognitive di adulti e anziani e il cervello viene positivamente stimolato dalle ricerche online e acquisisce migliori funzionalità.

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Inserito il 03 Aug 2011 da Paolo, nelle categorie Google, Internet, User Experience,

Google ci condiziona?

La rivista Slate ha scritto che così Google diventa il nostro inconscio: ci dice cosa cerchiamo prima ancora che lo sappiamo.

Google ci condiziona?

Ricordo ancora piuttosto chiaramente quando Google ha cominciato a monopolizzare le mie search. Lo ha fatto in maniera subdola, silente, quando ancora internet per me era solo uno svago e non anche un lavoro come adesso.

La sua interfaccia minimale è diventata una presenza sempre più quotidiana. Tant’è che è diventata la mia pagina iniziale su Safari e poi su tutti i browser. Finchè schiacciare il bottoncino con la casetta e ritrovarsi il suo semplice logo multicolore si è trasformato in un riflesso condizionato, inconsapevole, ogni volta che mi assaliva un dubbio mentre studiavo (psicologia e/o web-marketing) o qualcosa mi restava sulla punta della lingua.

Tuttavia, negli ultimi anni Google si è molto evoluto, pur conservando la sua essenzialità e l’interfaccia classica (a parte qualche ritocchino e i periodici doodle). La sua crescita è stata resa possibile dall’utilizzo globale che, nel giro di pochi anni, lo ha reso il primo motore di ricerca, e dai conseguenti introiti pubblicitari generati da Google AdWords.

Di recente, i già complicati algoritmi utilizzati per l’indicizzazione delle pagine web sono diventati ancora più complessi. La velocità di esecuzione delle query non è diminuta, anzi, tende quasi allo zero, in particolare grazie alle ultimissime funzionalità integrate nel motore, chiamate Google Suggest (originariamente Google Autocomplete) e Google Instant.

La prima, Google Suggest, completa le parole o le frasi che stiamo digitando nel form di Google, per farci risparmiare tempo. Quindi, indirettamente, ci suggerisce anche cosa cercare. In base a cosa, a quali variabili, vengono proposti questi “suggerimenti” non è ancora del tutto chiaro. La rivista Slate ha scritto che così Google diventa il nostro inconscio: ci dice cosa cerchiamo prima ancora che lo sappiamo.

La seconda, Google Instant, ci mostra le serp, i risultati di ricerca, in maniera istantanea, quando ancora stiamo digitando nel form le nostre keywords.

Sono sempre stato un fan di Google, ma ultimamente, anche per deformazione professionale, comincio a farmi delle domande. Le ultime innovazioni di cui ho appena parlato hanno aumentato le mie perplessità.

E se Google condizionasse consapevolmente i suoi utenti?

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Inserito il 05 Mar 2011 da Paolo, nelle categorie User Experience, Web-Marketing, SEO,

L’e-commerce come strumento per raggiungere profitti

È uscita da poco una relazione del Parlamento Europeo riguardo l’uso dell’e-commerce (in Europa ovviamente).

Il dato è molto interessante perché evidenzia come sia importante saper strutturare un e-commerce in maniera tale da renderlo funzionale e facilmente fruibile dagli utenti.
Questa indagine rivela infatti come solo un navigatore su tre scelga di acquistare prodotti su internet, e segna come un ostacolo gli stessi i commercianti digitali, accusati di non accettare ordini da clienti stranieri.

Ora, questo è un problema che coinvolge direttamente i commercianti, se non hanno intenzione di prendere gli euro di francesi, italiani o tedeschi che dir si voglia, problemi loro, questo post non è dedicato a loro.
Voglio invece fare il punto su un’altra questione, troppo taciuta e trascurata: l’usabilità di un e-commerce.
Una mancata o una errata usabilità del sito fa perdere clienti più di qualsiasi altro fattore negativo. Ed è questo che fa fallire molti e-commercianti che per loro sfortuna, inesperienza o voglia di risparmiare a tutti i costi, si affidano a soluzioni fai-da-te oppure a professionisti non affidabili e attenti all’usabilità dei loro prodotti.

Usabilità

Si è detto che solo una persona su tre che naviga su internet compra poi su un’ecommerce. Questo dato però non tiene conto delle persone che hanno provato a comprare su un’e-commerce e hanno fallito.

Perché si fallisce?
La stragrande maggioranza dei siti, e quindi anche degli e-commerce non sono usabili, neanche il minimo indispensabile che permettere l’acquisto, se non in completa tranquillità, almeno senza penare troppo cercando di capire gli arcani meccanismi dietro l’e-commerce.

In un e-commerce l’usabilità riguarda diversi livelli, se così possiamo definirli. Proviamo a immaginarli come i diversi piani di un edificio, partendo dal piano terra del più generico ingresso dove entrano molte persone, salendo man mano di livello, arrivando a quei livelli dove arrivano in pochissimi.

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Inserito il 01 Oct 2010 da Marco, nelle categorie User Experience, Web Design,

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