Google ci condiziona?
La rivista Slate ha scritto che così Google diventa il nostro inconscio: ci dice cosa cerchiamo prima ancora che lo sappiamo.

Ricordo ancora piuttosto chiaramente quando Google ha cominciato a monopolizzare le mie search. Lo ha fatto in maniera subdola, silente, quando ancora internet per me era solo uno svago e non anche un lavoro come adesso.
La sua interfaccia minimale è diventata una presenza sempre più quotidiana. Tant’è che è diventata la mia pagina iniziale su Safari e poi su tutti i browser. Finchè schiacciare il bottoncino con la casetta e ritrovarsi il suo semplice logo multicolore si è trasformato in un riflesso condizionato, inconsapevole, ogni volta che mi assaliva un dubbio mentre studiavo (psicologia e/o web-marketing) o qualcosa mi restava sulla punta della lingua.
Tuttavia, negli ultimi anni Google si è molto evoluto, pur conservando la sua essenzialità e l’interfaccia classica (a parte qualche ritocchino e i periodici doodle). La sua crescita è stata resa possibile dall’utilizzo globale che, nel giro di pochi anni, lo ha reso il primo motore di ricerca, e dai conseguenti introiti pubblicitari generati da Google AdWords.
Di recente, i già complicati algoritmi utilizzati per l’indicizzazione delle pagine web sono diventati ancora più complessi. La velocità di esecuzione delle query non è diminuta, anzi, tende quasi allo zero, in particolare grazie alle ultimissime funzionalità integrate nel motore, chiamate Google Suggest (originariamente Google Autocomplete) e Google Instant.
La prima, Google Suggest, completa le parole o le frasi che stiamo digitando nel form di Google, per farci risparmiare tempo. Quindi, indirettamente, ci suggerisce anche cosa cercare. In base a cosa, a quali variabili, vengono proposti questi “suggerimenti” non è ancora del tutto chiaro. La rivista Slate ha scritto che così Google diventa il nostro inconscio: ci dice cosa cerchiamo prima ancora che lo sappiamo.
La seconda, Google Instant, ci mostra le serp, i risultati di ricerca, in maniera istantanea, quando ancora stiamo digitando nel form le nostre keywords.
Sono sempre stato un fan di Google, ma ultimamente, anche per deformazione professionale, comincio a farmi delle domande. Le ultime innovazioni di cui ho appena parlato hanno aumentato le mie perplessità.
E se Google condizionasse consapevolmente i suoi utenti?
E se Google indirizzasse consapevolmente i suoi utenti, ad esempio verso gli “annunci sponsorizzati” delle sue serp? Naturalmente in parte è così, perchè il grosso dei ricavi dell’azienda deriva appunto da Google AdWords. Ma voglio credere che, in generale, Google indicizzi e posizioni pagine e siti web tenendo conto soprattutto della qualità dei contenuti e della rilevanza degli stessi e solo secondariamente delle esigenze di marketing.
Ormai si può dire che Google ha acquisito il monopolio sul web per quanto riguarda l’ambito “search”. Yahoo e Bing non sembrano all’altezza. Tuttavia sarebbe auspicabile per il futuro che i tre principali motori di ricerca ricominciassero a gareggiare tra di loro o che nascessero nuovi motori di ricerca veramente rivoluzionari. Difficile fare meglio di Google, ma non impossibile. E quando più concorrenti lottano per offrire il servizio migliore, a beneficiarne è sempre l’utente finale. Cioè noi. Forse è davvero possibile trovare ciò che cerchiamo, ma, dentro o fuori dal web, l’importante è esserne consapevoli.
Inserito il 05 Mar 2011 da Paolo, nelle categorie User Experience, Web-Marketing, SEO,
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