Perchè la condivisione sui social network risponde a un nostro bisogno fondamentale.

L’invenzione dei social network, Facebook e Twitter in primis, è stata una vera e propria rivoluzione non soltanto per i professionisti di internet, ma per qualsiasi persona comune con un accesso alla rete (e oggi a livello comunitario si è orientati verso la garanzia dell’accesso alla rete per chiunque, con i diritti e i doveri che ne derivano).
Il successo clamoroso e per certi versi inaspettato dei social network ha dimostrato che il desiderio di creare connessioni con i propri simili, a dispetto delle apparenze, c’è sempre stato e quindi ha giustificato una risposta così forte da parte della gente.
Perchè è importante continuare a investire nel web-marketing ai tempi della crisi.

Purtroppo una delle conseguenze dell’attuale periodo di recessione economica è stata la contrazione degli investimenti delle aziende di tutti i settori, in particolare quelli riguardanti le piccole e medie imprese.
Le spese e le uscite ritenute superflue o meno importanti sono state pesantemente ridimensionate o addirittura, nel peggiore dei casi, azzerate.
Gli investimenti pubblicitari delle aziende sono stati i primi a subire i tagli più consistenti. Tra questi, le risorse destinate alla pubblicità su internet sono state fortemente contratte e svalutate come budget. Questo, come è stato dimostrato da più parti, è un errore comune e grossolano di molti imprenditori.
La aziende, messe di fronte alle conseguenze di una crisi, spesso si trovano impreparate e reagiscono in maniera irrazionale, piuttosto che optare per soluzioni ragionevoli nel lungo termine.
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Inserito il 24 Dec 2011 da Paolo, nelle categorie Marketing, Noi, Web-Marketing,
Come Foursquare e il geo-tagging hanno cambiato l’esperienza degli utenti mobile.

La capillare diffusione degli smartphone da un lato e l’incredibile crescita dei social network dall’altro hanno fatto in modo che tra gli utenti crescesse l’esigenza di condividere con gli amici, tra le tante cose, anche la posizione geografica.
Questo spiega il successo, soprattutto come app per iPhone, di social network molto particolari come Foursquare, inizialmente guardati con molta diffidenza ma poi diventati molto di moda soprattutto nei paesi anglosassoni e tra i possessori dei “melafonini”.
Ciò che distingue, almeno inizialmente, Foursquare dagli altri social network è la possibilità di comunicare agli altri la propria posizione in tempo reale lasciando una sorta di bandierina virtuale (check-in) su una mappa, quindi geo-taggandosi, lasciando una traccia della propria presenza in un luogo preciso.
Apparentemente non si trattta di niente di più di un “gioco sociale”, dove si gareggia con altri utenti allo scopo di diventare “sindaci” di un luogo collezionando più check-in degli altri e guadagnando gadget o adesivi virtuali chiamati “badge”.
La rivoluzione dei social network e il tramonto del marketing tradizionale.

L’invenzione dei social media, meglio conosciuti come social network, ha apportato incredibili cambiamenti non soltanto all’interno di internet e delle comunità del web, ma anche fuori, riscrivendo inaspettatamente alcune regole del marketing di stampo classico.
E’ stata l’esplosione esponenziale degli iscritti ai social network in tutto il mondo (e qui stiamo parlando soprattutto di Facebook e Twitter) che ha convinto non solo gli addetti ai lavori e i professionisti di internet ma anche molte aziende che non si trattava di un fenomeno passeggero (almeno per il momento gli iscritti continuano a crescere) e che quindi andava preso in seria considerazione e studiato.
Prima che internet assumesse un aspetto tipicamente “social”, guidata dalle innovazioni e dalle sperimentazioni delle grandi aziende americane della Silicon Valley come Google, le aziende erano abituate a pubblicizzare i loro prodotti su Internet sul loro sito, con i classici banner e al massimo con campagne pay x click sfruttando servizi come Google AdWords.
Il marketing non è solo ottimizzazione dei processi di vendita ma anche consapevolezza delle interazioni umane.

Il più delle volte il marketing si configura come una disciplina economica che aiuta a ottimizzare i processi che portano alla vendita di un prodotto e al relativo guadagno da parte dell’imprenditore.
L’aspetto scientifico è sicuramente importante, ma l’errore più grande che si può fare è dimenticarsi che dietro a un prodotto e a un servizio ci sono sempre delle persone: i fornitori del servizio e i clienti finali che interagiscono tra loro in maniera complessa.
All’interno di un’azienda la sinergia tra i membri del team deve essere ben collaudata e deve funzionare. In parole povere, le persone che lavorano all’interno di un’azienda non solo devono lavorare bene individualmente, ma soprattutto devono lavorare bene in squadra, aumentando la loro efficienza e non ostacolandosi quando sono insieme. Inoltre devono essere formati adeguatamente per interagire nel modo migliore possibile col cliente.
Spesso si sottovaluta l’interazione col cliente, anche quando avviene telefonicamente, mentre si dovrebbe essere molto attenti al modo in cui si comunica. Soprattutto perché la qualità di un servizio o di un prodotto, spesso, passa in secondo piano rispetto al modo in cui il cliente percepisce quel servizio o prodotto e, di conseguenza, rispetto al modo in cui viene proposto.
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Inserito il 03 Aug 2011 da Paolo, nelle categorie Marketing, User Experience, Web-Marketing,
Secondo una ricerca della Columbia University di New York l’uso di internet altererebbe la memoria e la capacità di apprendimento.

Sono molte le ricerche che, in certo senso, con una lettura superficiale, sembrano demonizzare l’uso della Rete.
Ad esempio, da una ricerca pubblicata sulla rivista “Science” da Betsy Sparrow della Columbia University di New York emerge che l’uso di internet e del computer ha leggermente alterato la memoria e la capacità di apprendimento di chi usa abitualmente questi strumenti, per lavoro o per svago, soprattutto se lo fa quotidianamente.
Internet, argomenta la Sparrow, è divenuta la nostra «memoria transattiva», una «banca» che memorizza per noi informazioni che noi potremo ritrovare quando vogliamo senza prenderci la briga di memorizzarle nel nostro cervello. Quindi pare che il nostro cervello tenda a impigrirsi usando Google.
Non tutti gli scienziati, però, sono d’accordo. Una parziale riabilitazione dei motori di ricerca si ritrova in un lavoro di Gary Small dell’Università di Los Angeles secondo cui navigare su internet migliora le performance cognitive di adulti e anziani e il cervello viene positivamente stimolato dalle ricerche online e acquisisce migliori funzionalità.
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Inserito il 03 Aug 2011 da Paolo, nelle categorie Google, Internet, User Experience,
La rivista Slate ha scritto che così Google diventa il nostro inconscio: ci dice cosa cerchiamo prima ancora che lo sappiamo.

Ricordo ancora piuttosto chiaramente quando Google ha cominciato a monopolizzare le mie search. Lo ha fatto in maniera subdola, silente, quando ancora internet per me era solo uno svago e non anche un lavoro come adesso.
La sua interfaccia minimale è diventata una presenza sempre più quotidiana. Tant’è che è diventata la mia pagina iniziale su Safari e poi su tutti i browser. Finchè schiacciare il bottoncino con la casetta e ritrovarsi il suo semplice logo multicolore si è trasformato in un riflesso condizionato, inconsapevole, ogni volta che mi assaliva un dubbio mentre studiavo (psicologia e/o web-marketing) o qualcosa mi restava sulla punta della lingua.
Tuttavia, negli ultimi anni Google si è molto evoluto, pur conservando la sua essenzialità e l’interfaccia classica (a parte qualche ritocchino e i periodici doodle). La sua crescita è stata resa possibile dall’utilizzo globale che, nel giro di pochi anni, lo ha reso il primo motore di ricerca, e dai conseguenti introiti pubblicitari generati da Google AdWords.
Di recente, i già complicati algoritmi utilizzati per l’indicizzazione delle pagine web sono diventati ancora più complessi. La velocità di esecuzione delle query non è diminuta, anzi, tende quasi allo zero, in particolare grazie alle ultimissime funzionalità integrate nel motore, chiamate Google Suggest (originariamente Google Autocomplete) e Google Instant.
La prima, Google Suggest, completa le parole o le frasi che stiamo digitando nel form di Google, per farci risparmiare tempo. Quindi, indirettamente, ci suggerisce anche cosa cercare. In base a cosa, a quali variabili, vengono proposti questi “suggerimenti” non è ancora del tutto chiaro. La rivista Slate ha scritto che così Google diventa il nostro inconscio: ci dice cosa cerchiamo prima ancora che lo sappiamo.
La seconda, Google Instant, ci mostra le serp, i risultati di ricerca, in maniera istantanea, quando ancora stiamo digitando nel form le nostre keywords.
Sono sempre stato un fan di Google, ma ultimamente, anche per deformazione professionale, comincio a farmi delle domande. Le ultime innovazioni di cui ho appena parlato hanno aumentato le mie perplessità.
E se Google condizionasse consapevolmente i suoi utenti?
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Inserito il 05 Mar 2011 da Paolo, nelle categorie User Experience, Web-Marketing, SEO,
È uscita da poco una relazione del Parlamento Europeo riguardo l’uso dell’e-commerce (in Europa ovviamente).
Il dato è molto interessante perché evidenzia come sia importante saper strutturare un e-commerce in maniera tale da renderlo funzionale e facilmente fruibile dagli utenti.
Questa indagine rivela infatti come solo un navigatore su tre scelga di acquistare prodotti su internet, e segna come un ostacolo gli stessi i commercianti digitali, accusati di non accettare ordini da clienti stranieri.
Ora, questo è un problema che coinvolge direttamente i commercianti, se non hanno intenzione di prendere gli euro di francesi, italiani o tedeschi che dir si voglia, problemi loro, questo post non è dedicato a loro.
Voglio invece fare il punto su un’altra questione, troppo taciuta e trascurata: l’usabilità di un e-commerce.
Una mancata o una errata usabilità del sito fa perdere clienti più di qualsiasi altro fattore negativo. Ed è questo che fa fallire molti e-commercianti che per loro sfortuna, inesperienza o voglia di risparmiare a tutti i costi, si affidano a soluzioni fai-da-te oppure a professionisti non affidabili e attenti all’usabilità dei loro prodotti.
Usabilità
Si è detto che solo una persona su tre che naviga su internet compra poi su un’ecommerce. Questo dato però non tiene conto delle persone che hanno provato a comprare su un’e-commerce e hanno fallito.
Perché si fallisce?
La stragrande maggioranza dei siti, e quindi anche degli e-commerce non sono usabili, neanche il minimo indispensabile che permettere l’acquisto, se non in completa tranquillità, almeno senza penare troppo cercando di capire gli arcani meccanismi dietro l’e-commerce.
In un e-commerce l’usabilità riguarda diversi livelli, se così possiamo definirli. Proviamo a immaginarli come i diversi piani di un edificio, partendo dal piano terra del più generico ingresso dove entrano molte persone, salendo man mano di livello, arrivando a quei livelli dove arrivano in pochissimi.
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Inserito il 01 Oct 2010 da Marco, nelle categorie User Experience, Web Design,
La brand identity rappresenta e presenta l’azienda al mondo. È il suo modo di rapportarsi ai clienti, il suo approccio al mercato. Un brand non si compone di solo un logo, ma anche siti web, pubblicità sia su internet che su carta stampata. Tutta la comunicazione dell’azienda è brand identity.
La brand identity oggi si costruisce attraverso un metodo diverso di approccio verso i clienti, un sito web che risponde alle esigenze della vostra clientela, un’immagine forte e decisa, una chiara strategia pubblicitaria.
Ecco una lista di 5 ottimi motivi per cui potreste aver bisogno di una nuova immagine:
- Il vostro modello di business ha più di venti anni e non avete tenuto conto dello sviluppo tecnologico, soprattutto di internet.
- I clienti sono più selettivi di una volta. La qualità è una cosa fondamentale ormai.
- I clienti non riescono più a distinguervi dalla concorrenza.
- La vostra brand identity attuale non rispecchia la vostra mentalità e il vostro modello di business.
- Il vostro cliente più lontano abita a un kilometro dal vostro negozio.
Creare una brand identity è un’attività complessa che richiede tempo per essere portata a compimento con successo, ma è anche una delle attività che portano più benefici in termini assoluti all’azienda.
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Inserito il 05 Aug 2010 da Marco, nelle categorie Grafica,
Che vantaggio porta avere un sito web?
Se ben fatto, cosa non semplice, un sito porta un vantaggio enorme.
Purtroppo molti oggi sono sfiduciati dal web perché hanno avuto a che fare con agenzie e freelance che non sono riusciti ad interpretare correttamente i bisogni dell’azienda e/o degli utenti, o, cosa molto più probabile, non ci hanno neanche provato. Se si vuole un lavoro da professionisti bisogna affidarsi a dei professionisti, in ogni settore, se non ci si vuole ritrovare a pagare poi di più per sistemare i danni e fare le cose bene.
Il nostro è un lavoro molto più complesso di quello che si potrebbe immaginare, dobbiamo riuscire a mettere insieme infatti due anime molto diverse, o se volete, due facce della stessa medaglia: gli utenti (i consumatori finali) e l’azienda produttrice di quel dato bene o servizio, ognuno con i suoi bisogni e necessità, spesso contrastanti.
Il parere dell’azienda che ci commissiona il lavoro è fondamentale, non ignoriamo mai i suoi bisogni perché altrimenti il sito sarà assolutamente inutile per loro e non sarà altro che un orpello da mettere su un biglietto da visita. Noi non vogliamo questo. Il nostro lavoro è focalizzato ad ottenere il miglior rendimento economico dal sito con la migliore esperienza utente possibile. Il nostro lavoro (e siamo tra i pochissimi in Italia a lavorare in questo modo) è necessario per poter inserire il sito nel ciclo produttivo dell’azienda, e in questo caso il sito web è alla stregua di un nuovo macchinario, permette di avere più clienti e si inserisce perfettamente nei meccanismi dell’azienda.
Abbiamo molti metodi per fare questo, il più semplice è il questionario che i nostri clienti devono compilare all’inizio di un nuovo lavoro, in modo da capire in maniera chiara e precisa quali siano i loro bisogni e obiettivi.
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Inserito il 02 Aug 2010 da Marco, nelle categorie Web Design,